Viaggiare – Travel

“Qui comincia il libro di messer Marco Polo da Vinegia, che si chiama Melione, il quale racconta molte novitadi della Tartaria e delle tre Indie e d’altri paesi assai.
I. Furono due nobili cittadini di Vinegia, ch’ebbe nome l’uno messer Matteo e l’altro messere Nicolao, i quali andaro al Gran Cane signore di tutti i Tartari; e le molte novitadi che trovari si diranno più innanzi…”

Inizia così uno dei più famosi e letti diari di viaggio: è Il Milione, di Marco Polo. Il libro che racconta di avvenimenti magici, città lontane, cose mai viste: forse mai viste per davvero, solo immaginate. La letteratura di viaggio, la cronaca di viaggio è un tema topico di tutta la cultura occidentale, da Ulisse a Kerouac, da Seneca a Joyce.

Viaggi immaginati, compiuti, pericolosi, viaggi di ricerca, di scoperta, viaggi all’avventura, alla scoperta degli altri, di sé, di nuove terre…

Di recente invece, rivedo Londra, che per la prima volta, inaspettatamente mi piace, e non ho voglia di fare nulla di ciò che offre ai turisti e per i turisti. Ho solo voglia di vedere, scattare qualche foto qua e là, riprendere un po’… e inizio a pensare al viaggiare, mentre il verde delle campagne inglesi scorre al di là del finestrino del treno. Possiamo ancora scrivere del viaggio? Ha senso scrivere del viaggo? …e che cosa è diventato il viaggio?

Relax, divertimento, stereotipo. Nell’ epoca in cui tutto è stato già fotografato, mostrato, ripreso, recensito… vogliamo solo andare in posti dove gli altri sono già stati, posti della quale abbiamo già visto e udito tutto. Il viaggio ormai è una ricostruzione di un percorso già fatto, attraverso santuari iconici di un masscult. Starbucks, Harrods, Planet Hollywood, Burger King.

Il punto è: “Siamo ancora capaci di perderci?” o di cercare, cercare quegli angoli nascosti della città che nessuno vede? Di lasciare la nostra mise da turisti o vacanzieri e provare, oltre che a vedere tutto in maniera onnivora, a guardare davvero i posti dove siamo, dove passiamo. Di parlare con la gente nei bar e nelle strade, di assaggiare i cibi nei ristoranti locali, di sperimentare qualcosa che non abbiamo mai fatto… abbandonare Harrods per i mercatini delle pulci, abbandonare Mc Donalds’ per un pub un po’ scuro e forse poco pulito… di rischiare.

Perché è questo che dovrebbe essere il viaggio. Una volta si diceva che la persona che torna da un viaggio non è più la stessa che è partita… per esempio guardo il signore che è seduto di fianco a me in aereo: secco e bassetto vestito tutto nei toni del grigio, ha una borsa di Harrods di quelle in versione eco-chic, sotto il braccio un libro sulle filosofie zen, lo legge a tratti quando viene interrotto dalla nipote che gli chiede di pagare la palette della Maybelline Naked Urban.

Non è anche questo viaggiare? Guardare per un attimo le persone, e provare ad immaginarti per un secondo la storia di un’ altro… da un vestito, da un’ attitudine, da un particolare. Non vedere solo quello che hai intorno distrattamente, ma imparare a guardare, di nuovo.

 

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s