La storia del costume da bagno!

Estate 1812. In Normandia la regina d’Olanda Ortensia di Beauharnais fa il primo bagno in mare della storia moderna. Indossa il corsetto, un abito di lana pesante, ai piedi le scarpe. Nel 1824 è un’altra regina ad immergersi in acqua salata: Maria Carolina di Berry. Anche lei vestita. Per tutto l’ottocento le dame agiate vanno in spiaggia vestite. Ce le mostra Frith in “Vita di spiaggia”, tutte si riparano dal sole e hanno pesanti gonne, l’unica a piedi nudi sul bagnasciuga è una bambina.

Nel 1869 è Manet a proporre lo stesso tema, ma anche se sono passati 17 anni la moda non è cambiata. Questo stesso soggetto sarà di Trouville, Degas, Monet. Fino a Seurat che ci mostra un giovane immerso in acqua a petto nudo, quasi odierno – mentre le donne ancora strette in corsetti stanno in piedi sulla riva: è la Domenica alla Grande Jatte.

Nel 1910 Poiret abolisce i corsetti ed i busti, un primo passo verso la liberazione. Via i busti e via gli strati di troppo, si accorciano gli abiti al polpaccio, le maniche diventano corte, i colletti alla marinara, il tessuto aderisce alla pelle. Nel 1910 nasce uno dei primi brand di costumi: la Jantzen, che insieme con i costumi lancia la “Diving Girl”. Ed era proprio una nuotatrice quattro anni prima ad essere stata arrestata per essersi presentata ad una competizione sportiva con un pratico costume intero dalla forma quasi odierna: attillato con pantalone alla coscia. Annette Kellerman, giudicata scandalosa viene rispedita in Australia. “Bonwit Teller&Co”  vende nel 1916 sulla fifth avenue a New York, un modello di “Bathing Suit” tutina di lana con pantalone al ginocchio alla quale si fissa in vita una gonna, cintura ben alte, i capelli raccolti sotto cuffie, foulard o ampi cappelli: sono gli anni del Maillot.

Arrivano poi gli anni venti con la flapper girl, capelli corti e una donna che si fa sempre più longilinea,indipendente ed audace: Coco Chanel lancia la moda dell’abbronzatura, le gambe sono scoperte e la schiena libera. Le scollature sono più ampie il costume intero ha una culotte con sopra una corta gonna, spesso a pieghe. Oppure un pantaloncino corto a vita altissima alla quale viene abbinata una canotta. Un punto fermo la cintura: alta. Sono ormai spariti del tutto ombrellini da mare, calze da spiaggia e guantini: siamo negli anni trenta. La guerra ha portato nuovi tessuti, i costumi diventano elasticizzati e fascianti. Il costume di jersey, prodotto per la prima volta dalla Catalina, per cui posa l’intramontabile Bette Davis. Sul finire degli anni trenta è Margit Felligi  che crea un taglio triangolare sotto il seno nei casti costumi da bagno interi, ed è da qui che nasce l’idea del due pezzi. Le star di Hollywood posano in costume: Marlene Dietrich, Jeane Harlow ma anche Mae West e Lara Turner. Fino ad una giovanissima Marylin Monroe che posa prima nella pubblicità della Jantsen e per la Catalina poi, in un due pezzi a vita alta che le copre l’ombelico. Greta Garbo indossa un modello disegnato da lei in maglia nera nel 1941 nel film “La donna dai due volti”. Nel 1946 Louise Reard lancia il bikini, rifinendo l’ atome di Jaques Heim il costume più piccolo del mondo. Ogni tabù è caduto, ma nessuna vuole indossare il capo se non una spogliarellista parigina: Michelle Bernardini.

Il bikini ci mette un po’ a sedurre il grande pubblico, nel frattempo ad ombelico coperto si vede una delle immagini che cambiano la storia del cinema: è Rita Haywort che in The lady from Shanghai indossa un due pezzi. Pantaloncino e reggiseno a fascia mentre distesa, fuma una sigaretta. È il 1947. Un immagine quasi profetica.Ma il costume da bagno non va in vacanza, è proprio perla PE2011 che insieme con un ritorno agli anni 50, vediamo costumi interi e un allure del passato: da Burberry a D&G passando per Sportmax. E con tutte le riproposizioni low cost del caso. Vita alta, poca abbronzatura , borse di paglia e prendisole. La storia del costume da bagno non è mai finita.

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