Vecchi post – articoli random

Eleganza e Classe – Quei due sconosciuti – “Dopo questo “stop da aggiornamenti” dovuto agli esami di lingue oggi torno a scrivere. Questa volta voglio proprio passare per retrograda e proclamarmi a favore del buon gusto e della misura. Assistendo ad alcune sfilate, e anche semplicemente facendo alcune passeggiate in centro spesso mi trovo a pensare: “Ma come ti sei vestita?” ( Vale anche per gli uomini ). Vero è che siamo in periodo di carnevale, ma pensate che i mostri spariranno? Vi sbagliate. Ci sono tutto l’anno, ovunque.

Se pensavo che il cosidetto popolo della moda fosse un esercito di ben vestiti e geni della citazione stilistica mi sbagliavo: nemmeno loro sono infallibili, anzi. Nemmeno loro sono immuni dal cattivo gusto o dallo scivolone. Alcuni capi indossati per gioco, solo in situazioni particolari – siamo poi d’accordo che la sfilata sia una di quelle? – sono divertenti. Non possiamo sempre prenderci sul serio e comportarci come degli automi.

Alcuni capi però sono davvero non solo orrendi ma nemmeno divertenti: un esempio? Qui. La moda è gioco, divertimento, ma è anche classe, eleganza. E non è detto che queste quattro caratteristiche debbano intendersi separatamente.

Detto tutto ciò: ci sono delle felici eccezioni. Per fortuna. Mi piace citare in questo pezzo un articolo di Vogue Italia ( sul numero di Marzo: Let’s talk about elegance di Cesare Cunaccia) che propio di questo parla: nessuno vuole essere dimenticato e tutti vogliamo essere fotografati per la nostra mise originale, ma fino a che punto possiamo spingerci oltre? Torniamo al buon gusto, al buon senso, pensateci: ora come ora sarebbe davvero un scelta fuori dal coro. Se non altro signore signori, avrete conservato un pò di dignità.”

 

L’artista coerente – Rolling Stones e l’ichiesta su De Andrè “Pretendiamo coerenza dagli artisti; ed è per questo che possiamo credere all’ artista bambino.

 Recentemente faceva furore, la notizia della bimba pittrice di 4 anni che dipinge “alla Pollock” sto parlando di Aelita Andre. Ovvio, e facile: anche io alla sua età, tutti noi alla sua età, anzi forse anche prima. Tutti quei disegnetti inconsapevoli e bellissimi che da grandi ci fanno un pò vergognare di noi. La bimba figlia di due pittori corrisponde le attenzioni frustrate del fallimento dei genitori. Se non altro avrà di buono che finita la frenesia mediatica, e la speculazione sulle sue opere, si potrà pagare il college – ammesso che tutto ciò possa fare bene ad una bambina.

La consapevolezza della creazione è ciò che fa dell’ artista un artista, insieme naturalmente a molte altre componenti: la capacità della visione, il sogno; trasferire una visione mentale in qualcosa di fisico è sforzo, sacrificio, dedizione al lavoro. Consapevolezza, non intenzionalità. L’intenzionalità sviliscce l’opera d’arte, che perde la sua aura di mistero, e non affascina, su quale sia la giusta dose di intenzionalità nella creazione dell opera si sono riempite biblioteche. Come diceva Cezanne: “Io cerco, non so dove mi porterà questa ricerca, ma cerco”; e chi guarda deve cercare con lui. In un momento artistico come questo possiamo credere ad un tipo di arte puramente gonfiata e mediatica perchè nell artista stiamo cercando la coerenza. Molto spesso si guarda l’opera cercando un significato, sopratutto un opera contemporanea, anche per l’abitudine ad identificare il soggetto e quindi collegare significati culturali in maniera quasi automatica.  Mi pare però ovvio il paradosso: nell’epoca dove abbiamo perduto il valore della contemplazione estetica fine a se stessa l’arte contemporanea ci ricorda proprio questo: che bisogna saper saper guardare, guardare e basta. Vi piace? Non vi piace? Non importa, non è questo il punto.

Rolling Stones pubblica questo mese un inchiesta riguardo de Andrè. Nel primo articolo  raccoglie stralci di interviste del cantautore e cerca d trovarne una coerenza logica, politica, musicale… ma perchè? Perchè?

E poi paragoni con artisti diversi, prima si parla dell’ uomo, poi dell’ artista. Dovrebbe essere vietato confondere le due cose.

Diciamo che la mia riflessione è scaturita da questo: è come voler trovare il significato univoco al finale della Dolce Vita di Fellini, o magari di 8 e Mezzo. Sembra proprio una tara umana quella di voler sempre dare un significato, un interpretazione alle immagini o alle parole, o magari a dichiarazioni estemporanee di un intervista con un giornalista che infastidisce. Trovare un interpretazione unica, condivisibile e condivisa da tutti non solo non è possibile, ma è limitativo. La libertà più grande che il novecento ci ha datto è quella di poter guardare all’arte con libertà, guardate e vedeteci quello che vi pare, leggetela al vostro livello, capite quello che capite. Questo è stato il post moderno! Lo dice anche Eco. Perchè vogliamo dare coerenza all’ artista? Non ce ne è bisogno, l artista è anche incoerenza, contraddizione, sparate più grandi di sè, provocazione, l’artista ha il diritto alla cazzata, ce l’ha per nascita, perchè è un artista. Se non fosse così l’arte non sarebbe lo specchio del mondo, e cos’è il mondo se non contraddizione.”

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