Breve guida di Parigi.

Su Parigi sono stati scritti libri, romanzi, saggi, canzoni, poesie, guide. Tutto ciò che poteva essere detto è stato probabilmente già detto da scrittori capaci e brillanti che con ingenuità hanno contribuito ad imbastire attorno alla città un reticolo di miti, leggende, dicerie, luoghi comuni. Per mesi ho indugiato nel tentativo di scrivere qualcosa che aiutasse a districarsi, ma sopratutto a dimenticarsi, dei cliché della quale una città come Parigi, come tutte le grandi città, è vittima.

Parigi è una città strana. Parigi ti fa qualcosa, un’incantesimo all’anima. Città di tutti gli esuli, patria europea della cittadinanza d’elezione dove nessuno sceglie veramente di restare a vivere: nel caso peggiore ne può restare intrappolato. Una di quelle città dove vai per fare quello che fanno i parigini, cioè quindi quello che fanno tutte le persone del mondo di ogni nazionalità. Parigi è la città che ognuno di noi vive per un periodo, nella quale vorrebbe fermarsi, ma dove sceglie di non stare. Parigi ti lega con corde invisibili, lacci sottili. Succede che un giorno ti guardi allo specchio e sei legato per piedi, polsi e collo: ma non te n’eri accorto. Inizia piano. Ti conquista con le sue abitudini strane: la baguette avvolta in un ridicolo pezzo di velina, i grandi cassoni della spazzatura dove si infilano i senza tetto, l’odore di formaggio e quello delle crépe, il vino in quei bicchieri tozzi e strani che non sono né una coppa né un calice, l’odore di fumo di sigaretta nei bistrot, nei bar, in casa. Le strade strette di Montmartre e dei Marais: dedali dove perdersi. La città scorre lenta. Mentre le impressioni del viaggiatore mutano sotto il suono delle mille lingue diverse che sente per strada, dei suonatori dentro i vagoni della metropolitana, nei colori dei ghetti, negli abiti di tutta la gente di ogni parte del mondo: colorata e chiassosa. Ma ti chiedi continuamente: “Dov’è Parigi, quella vera?” Sotto i mille strati di una città che è macchina per il turismo, cancellate dalla vostra mappa i luoghi dove vanno tutti, per scoprire che non è rimasto quasi niente.  Cogliete quest’ occasione per provare tutto ciò che il concentrato coloniale francese e non ha da offrirvi: mangiate coreano, cingalese, cinese, libanese. Poi andate al Café de Flore a Saint Geramin, ma proseguite a piedi verso Saint Sulpice: andate a vedere quel Delacroix dimenticato. Andate ad ascoltare i musicisti russi nell’intersezione tra la linea 1 e la linea 8: da qualche parte in quelle vie sotterranee qualcuno suona una musica che vi sembrerà di conoscere da sempre, ma che non avete mai sentito. Mangiate la zuppa piccante di Rollet Pradier e i panini con il brurro. Prendetevi del tempo per assaggiare i cioccolati della Maison du Chocolat. Fate indigestione di Camembert. Andate al Canale Saint Martin e mangiate lì: da Chez Prune, autentico cafè parigino. Andateci la sera, prima che chiuda (farete arrabbiare il padrone ) o alle 2 di domenica per il brunch. Andate nel settimo e mangiate alla Laiterie, per pranzo. Un rubino incastonato tra le vie strette oltre l’Assemblée Nationale. E dopo pranzo camminate: tornate verso Les Invalides, e guardate Pont Alexandre III accendersi: prendete un battello e navigate sulla Senna, la sera.  Tornate due volte in ogni posto: andate ancora nel settimo e mangiate a L’ affriolé (ottimo pesce, e chiedete una bustina di marshmallow fatti a mano, saranno felici di accontentarvi). Tornate a Saint Germain, andate al Café Louise, prendete un tavolo fuori, anche se fa freddo. Non mancate due tappe centrali, magari dopo una giornata al Louvre: libreria Galignani e la sede storica del café più antico di Parigi: Angelina. La ricetta del Mont Blanc è ancora segreta.

Osservate il cielo di Parigi tingersi di rosa, giallo, rosso ogni sera. Nuvole arancio e striature di azzurro: sentitevi impressionisti. Guardate il cielo di Parigi: benchè sia lo stesso cielo di tutto il mondo sembra avere le nuvole sospese, poggiate su un grande vetro sopra la nostra testa. Prendete il treno e andate a Versailles, restateci fino al tramonto. Se fossimo in un film adesso la macchina da presa inizierebbe una panoramica, si alzerebbe alta, e il personaggio principale si perderebbe pian piano in mezzo alla moltitudine di visi sconosciuti per le strade infinite di questa città. Altrettanto parigini, altrettanto stranieri. Perdetevi.

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